Curiosità

Pizza con Nutella e patatine: la foto che fa discutere

Il pizzaiolo Errico Porzio non credeva ai suoi occhi quando si è trovato davanti un’ordinazione alternativa: la pizza con Nutella e patatine.

Un’ordinazione che si è trovato costretto ad accettare, perché si sa, il cliente ha sempre ragione! Ma ecco quello che è successo.

Pizza con Nutella e patatine: un’ordinazione da brivido

Probabilmente molti di voi hanno provato un brivido a leggere gli ingredienti di questa particolare pizza che il pizzaiolo Errico Porzio ha dovuto preparare ad un’insistente cliente, che non ne ha voluto sapere di cambiare idea.

Ma non solo, perché la ragazza non contenta dello strano abbinamento ha voluto aggiungere un altro ingrediente che con la famosa crema di nocciole poco c’entrava: la salsiccia.

Immaginatevi la faccia del pizzaiolo quando ha sentito la cliente esordire con: “Per me una pizza con Nutella, patatine fritte e salsiccia.

L’uomo ha dichiarato in un’intervista di aver chiesto più volte conferma per quella strana e insolita ordinazione. Che lo ha fatto sentire a disagio ed in imbarazzo.

Al punto di arrivare a chiedersi: fino a che punto il cliente può spingersi nelle richieste? Naturalmente per non scatenare un’inutile polemica Porzio ha comunque preparato la pizza richiesta, non senza sentirsi male al pensiero della schifezza che avrebbe a breve servito.

E anche noi ci facciamo la stessa domanda: è giusto accontentare sempre il cliente o in casi come questi, bisognerebbe invece tutelare la nostra tradizione culinaria, una delle migliori al mondo?
La risposta la lasciamo a voi, lettori di Filosofia Spicciola. Voi cosa avreste fatto al posto del pizzaiolo? E invece qual è la pizza più strana che avete mai mangiato?
Aspettiamo le vostre illuminanti risposte nei commenti! Nel frattempo non perdetevi questo divertente nostro articolo con un finale del tutto inaspettato: Alimenti immangiabili: ecco alcuni piatti che non vorresti mai mangiare (sbagliando!)

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One Comment

  1. È chiaro che una questione così ha senso finché si fa per chiacchierare. Quando ti siedi a tavola i casi sono due: o ti portano cose buone oppure devi accontentarti di standard mediocri o eccezioni repulsive. Questo dalla parte di chi mangia. Io, per esempio, non tollero i finocchi bolliti senza motivi logici: semplicemente mi repellono.
    Andiamo adesso dalla parte del cuoco. Come in ogni altra modalità espressiva che implica un emittente e un destinatario, il cuoco (emittente) usa una grammatica nel presupposto che il destinatario (commensale) la conosca e condivida.
    Ogni grammatica comprende regole ed eccezioni, dove queste ultime non sono spiacevoli incidenti ma occasioni di arricchimento. La grammatica italiana, ad esempio, ci dice che è sbagliato dire “a me mi”. Poi tutti quanti lo diciamo. Come mai?
    Vi è mai capitato di “inventare” un piatto, non per eccesso di creatività ma per difetto di materia prima? Avete fatto con quel che c’era in frigo e a volte ne avete preso nota per ripetere, visto che l’esperimento era riuscito!
    Ma qui dobbiamo introdurre il convitato di pietra: il pregiudizio. Da quando corre voce che presto l’umanità dovrà cibarsi di insetti, è tutto uno scongiuro. E assaggiare, no?
    Ora, per esigenze di stringatezza dividiamo gli affetti da pregiudizio in due categorie: i riottosi e i cauti. Con i primi non c’è niente da fare, ma con i secondi un approccio è possibile. Vi faccio un caso: se sentite parlare di ravioli al cacao, melanzane alla cioccolata, salsicce con uva, come vi ponete? Beh, sappiate che ci sono luoghi in Italia dove queste diciture non stupiscono proprio nessuno, e sono luoghi dove si mangia benissimo! Ma spiegatelo voi ai riottosi; io non mi provo nemmeno.
    Ciò non toglie che anch’io talvolta sono riottoso. Capita, ad esempio, con la pizza all’ananas. Mangiatevela voi e non ne parliamo proprio! Io sono ancora di quella vecchia scuola per cui una cosa è andare a cena, un’altra è farsi una pizza. Se dovete cenare e siete in pizzeria, allora sulla pizza fateci mettere quello che volete. Ma se è solo per farvi una pizza, allora Margherita o Marinara.
    Detto questo, possiamo sancire la libertà totale ed assoluta di pizza? In linea di principio sì. Ma se siamo liberali (io poco) dovremmo uniformarci al principio per cui la mia libertà finisce dove comincia quella altrui. Ne deriva che la libertà del cuoco ha un limite nelle preferenze, nei tabù e nelle scelte del cliente; mentre la libertà del cliente non può forzare le inclinazioni, diciamo, artistiche dello chef. Poi si sa: il denaro appiattisce tanti spigoli. Ma una cosa ve la voglio raccontare. C’era non tanto tempo fa a Bologna un gelataio, Biagi, che faceva quattro gusti soltanto: crema, cioccolata, limone e fragola, gusti che accoppiava solo nellecombinazioni ½ e 3/4. Se gli chiedevi fragola e cioccolata, la risposta più cortese e disponibile era: “Te ne do uno con la cioccolata e uno con la fragola. Poi, fuori da qui li mangi come vuoi”.
    Non è la mia conclusione. Ma come come conclusione mi va di dire che possiamo discutere all’infinito, ma stai molto meglio quando hai trovato la soluzione che ti mette in pace col mondo

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