Curiosità

Noleggiare un attaccabrighe: l’idea che spopola in Cina

Noleggiare un attaccabrighe per litigare al posto vostro, è un’imperdibile opportunità che si può sfruttare in Cina. Che i cinesi siano sempre un pezzo avanti si sa, ma vediamo cosa si sono inventati stavolta.

Vi sarà capitato qualche volta di voler litigare con una persona ma di aver evitato. Magari perché non vi veniva la battuta pronta o anche solo perché non vi piace.

Noleggiare un attaccabrighe: in Cina è realtà

Probabilmente è un “problema” comune se in Cina sono arrivati ad inventarsi la figura di un attaccabrighe professionista. Si avete capito benissimo, i cinesi possono assumere un tizio che litighi al posto loro.

Semplicemente geniale! E poi i costi sono veramente irrisori e si differenziano in base ai servizi richiesti.

Al momento del noleggio però ci sono delle particolari condizioni che devono essere obbligatoriamente rispettate. Innanzitutto le liti non si svolgono faccia a faccia.

Obbligo necessario per tutelare la figura del noleggiatore. Che risponderà per le rime al vostro “nemico” via email, via chat o anche per telefono.

Un semplice messaggino costerà solo qualche centesimo, mentre intasare la segreteria telefonica della persona con cui volete litigare appena 10 euro.

Il servizio è offerto sulla famosissima piattaforma cinese “Taobao“, in cui è possibile reclutare personale per i più disparati servizi, dai più normali ai più insoliti.

In ogni caso, quelli di Taobao sono veramente fiscali e severi quando si parla di pagamenti. Nel caso del noleggio di un attaccabrighe, meglio effettuare i pagamenti con applicazioni esterne alla piattaforma.

Anche perché la domanda a questo punto sorge spontanea: è legale un servizio del genere? Oppure c’è il rischio di incorrere in qualche, giusta, sanzione?

Probabilmente la domanda è destinata a rimanere senza una risposta, quindi se volete discutere con qualcuno vi toccherà farlo di persona.

E se il litigio con una persona cara vi fa soffrire c’è una soluzione: La pillola che cancella brutti ricordi: l’idea che fa discutere

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