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Covid, Italia zona rossa o arancione per le festività: le ipotesi

Covid, il Governo è al momento spaccato in due e non riesce a prendere una decisione sul destino dell’Italia durante le festività natalizie. Da una parte chi invoca misure ancora più strette e dall’altra invece c’è chi chiede più libertà.

Gli scienziati suggeriscono di seguire il modello tedesco e di imporre quindi una zona rossa nazionale più leggera rispetto a quella della primavera scorsa. Disaccordi anche nella squadra del Premier, con il Pd poco compatto. Nel frattempo al Senato l’opposizione ha depositato una mozione sugli spostamenti tra comuni. Una richiesta che però non trova l’appoggio dei ministri Boccia e Franceschini.

Covid, il destino dell’italia durante le festivita’

Come riporta il Corriere della Sera le ipotesi sul tavolo al momento sono due. Un’Italia in zona arancione il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, con ristoranti e bar chiusi e spostamenti limitati. Oppure una zona rossa nazionale in cui si potrà uscire solo per comprovate necessità (di salute o lavorative) dimostrabili con l’autocertificazione. La discussione riguarda più che altro il “modello Merkel” che in Germania è stato attuato con una curva in salita, mentre quella in Italia sta invece scendendo.

Il ministro Francesco Boccia, ovvero uno di quelli che propende per una linea più dura, ha affermato:

“Se facessimo il lockdown anche noi l’obiettivo sarebbe simile, riportare le reti sanitarie in condizioni di reggere se la terza ondata arriva”.

Il nostro Paese potrebbe quindi andare incontro a uno stop momentaneo, di caratteristiche diverse a seconda delle ristrettezze. Una delle ipotesi riguarda uno stop dal 24 dicembre al 6 gennaio. L’altra ipotesi invece prevede delle chiusure destinate a scattare invece il 24-25-26-27-31 dicembre per poi riprendere il 1-3-6 gennaio. Il coprifuoco al momento è in vigore alle 22. Il ministro Boccia infatti ha dichiarato che la possibilità di anticiparlo alle 20 non è mai stata discussa.

Per ulteriori aggiornamenti: Covid, Gino Strada: “Non ne usciremo prima di 2 o 3 anni”

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